Dominato dalla gioia pasquale, il cristianesimo ortodosso è tutto all’insegna della speranza e della fiducia unita però, come suggeriscono le numerose rappresentazioni del Giudizio Universale presenti in molte chiese (nell’ortodossia si parla di “Tremendo Giudizio”), alla serietà e alla necessità della penitenza (in greco metanoia), cosa particolarmente evidente nella pratica del digiuno. Coscienti del valore esemplare del periodo veterotestamentario, e ancor più dell’esempio di Gesù e dei suoi discepoli, per i cristiani ortodossi vale anche oggi il monito della Didaché (8, 1) di digiunare settimanalmente, non come i Farisei il lunedì e il giovedì, bensì il mercoledì e il venerdì.
Col formarsi del ciclo liturgico annuale, il periodo di digiuno per eccellenza divenne la Settimana Santa, da cui derivò poi il Grande Digiuno (40 giorni) della Passione in ricordo dei quaranta giorni di digiuno trascorsi da Cristo nel deserto. Su questo modello si formò poi il Digiuno di Natale, legato alla nascita di Cristo e parimenti di quaranta giorni, a partire dal 15 novembre.
