di san Justin Popovic da “Tumacenje Svetog Evandjelja po Matejn”, 521-526, Beograd 1979; trad. A. S.
La resurrezione di Gesù e le mirofore
(Matteo 28, 1-10)
28, 1. Due Marie, la Madre di Dio e la Maddalena, sono due bianchi gigli celesti nella più profonda tenebra della nostra terra. Oppresse dall’angoscia, esse stanno incessantemente accanto al divino sofferente, mentre soffre, mentre muore e mentre lo seppelliscono (Matteo 27, 61). Esse, anime angeliche, certamente pensavano: “No, non è possibile che tutto questo termini con la tomba e con la morte. È possibile che Gesù completamente muoia? Può la morte essere più forte di lui, che ha risuscitato i morti ed ha guarito tutti i malati?”. Esse sentivano anche troppo l’immortalità e l’onnipotenza della sua persona per non aspettare qualche miracolo e qualche esperienza eccezionale. I loro occhi e le loro anime non conoscono il sonno dacché il corpo di Gesù è nella tomba. Esse prima di tutti, esse sole vanno alla tomba “al sorgere del giorno”, per vederla (vs 1).
28, 2-7. Ed il loro santo amore ed il loro santo zelo è ricompensato da qualcosa che nessun altro essere umano mai proverà. Ecco: “Improvvisamente vi fu un terremoto, un angelo del Signore scese dal cielo, fece rotolare la grossa pietra e si sedette sopra. Aveva un aspetto splendente come un lampo ed una veste candida come la neve. Le guardie ebbero tanta paura di lui che cominciarono a tremare e rimasero come morte. L’angelo parlò e disse alle donne: Non abbiate paura, voi. So che cercate Gesù, quello che hanno inchiodato sulla croce. Non è qui, perché è risorto, proprio come aveva detto. Venite a vedere dov’era il Signore. Ora andate presto! Andate a dire ai suoi discepoli: E’ resuscitato dai morti e vi aspetta in Galilea. Là lo vedrete. Ecco, io vi ho avvisato.”
