Fate ogni cosa per la gloria di Dio (1Cor. 10, 31)

Lo scopo finale della musica non deve essere altro che la gloria di Dio e il sollievo dell'anima (Johann Sebastian Bach)

venerdì 31 maggio 2013

La "Panaghia Tricherùssa" (la Tuttasanta con tre mani)


Per gli specialisti dell'arte, l'icona è opera di un pittore greco del XIV secolo; ma per i Monaci del Monte Athos si tratta di una icona di San Luca, che si sarebbe trovata a Damasco ai tempi di San Giovanni Damasceno (VIII sec.), e al quale avrebbe fatto il miracolo di restituirgli la mano mozzata. Il Santo avrebbe poi portata con sé l'icona nella Lavra di S. Saba, presso Gerusalemme, dove trascorse il resto della sua vita. Alla sua morte, avvenuta nel 749, l'icona rimase in tale Monastero fino al secolo XIII, allorché l'igumeno la donò al metropolita della Serbia, pure di nome Saba (+ 1237), giunto in pellegrinaggio in Terra Santa.

martedì 28 maggio 2013

La celebrazione dell'Eucaristia

Dalla “Prima Apologia” di san Giustino, martire

A nessun altro è lecito partecipare all'Eucaristia, se non a colui che crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così come Cristo ha insegnato. Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per l'intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo.

Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno tramandato che Gesù ha comandato così: Preso il pane e rese grazie, egli disse: «Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo». E allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: «Questo è il mio sangue» e lo diede solamente a loro. Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre assemblee e chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel bisogno, e stiamo sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo benediciamo il creatore dell'universo per mezzo del suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo.

venerdì 24 maggio 2013

Cristo è il supremo criterio di Verità

di San Justin Popovic - tratto da Dogmatique de l’Église orthodoxe

Poiché il Signore Gesù Cristo è il supremo valore in quanto Dio-Uomo, egli nello stesso tempo, in quanto tale, è anche il supremo criterio di tutti gli autentici valori. In questo mondo nessun essere, inferiore al Theanthropos, può essere vero criterio dei valori, se il supremo criterio è la persona del Dio-Uomo. Non può essere un criterio l’uomo, poiché rappresenta un valore di gran lunga inferiore al Dio-Uomo. In quanto è il supremo valore, il Cristo è il migliore ed il più sicuro criterio di tutto ciò che di divino ed umano c’è in questo e nell’altro mondo. La storia di questo pianeta non conosce né un Dio migliore di Cristo, né un uomo migliore di Lui. Il Dio-Uomo ha nello stesso tempo completamente rivelato Dio e l’uomo. Perciò non c’è Dio al di fuori del Dio-Uomo, né c’è un uomo migliore di Lui.

“Cos’è la Verità?” chiese Pilato alla Verità incarnata e personificata, e voleva udire con le orecchie ciò che non vedeva con gli occhi, come se la stessa anima non l’avesse udito dalle sue orecchie e visto dai suoi occhi. In realtà il Dio-Uomo è la Verità, non in quanto parola, non come insegnamento, ma in quanto persona divino-umana perfetta ed eternamente vivente. Perciò il Dio-Uomo ha detto di sé non soltanto: “Io sono la Verità”, ma anche: “Io sono la Via”, la via alla Verità stessa, la misura della Verità, la sostanza della Verità stessa. La misura della Verità è la Verità stessa e la Verità è il Dio-Uomo Gesù Cristo. Perciò quanto non proviene da Lui non appartiene alla Verità. Al di fuori della sua persona divino-umana la Verità è ontologicamente impossibile. Nella fede Cristiana la Verità non è un concetto discorsivo, né una teoria, né una dottrina, né una raccolta di dottrine, ma la persona vivente del Dio-Uomo, la figura storica di Gesù Cristo. Prima del Cristo gli uomini avevano sentore della Verità, ma non la conoscevano; con il Cristo, Logos di Dio incarnatosi e fattosi uomo, l’eterna Verità divina entra nella sua pienezza. Perciò nell’Evangelo è detto: “La Verità è nata (eghéneto) per opera di Gesù Cristo”; “è nata”, come se prima dell’apparizione del Dio-Uomo Gesù non ci fosse stata nel mondo.

lunedì 20 maggio 2013

I principi di base del canto romano-bizantino

Per poter spiegare i principi basilari del canto liturgico orientale, mostriamo la scala occidentale e le scale ecclesiastiche romano-bizantine negli schemi sottostanti. Le cifre colorate evidenziano la diversa ampiezza che intercorre tra una nota e l'altra. Ad esempio tra DO e RE intercorre l'intervallo di un tono corrispondente a 12 unità-base. Le note romano-bizantine corrispondono alle note occidentali solo nel caso della scala enarmonica. I loro nomi traslitterati sono: PA (ΠΑ) - VU (ΒΟΥ) - GHA (ΓΑ) - DHI (ΔΙ) - KE (ΚΕ) - ZO (ΖΩ) – NI (ΝΗ).

Ad un primo colpo d'occhio si nota subito la diversa ampiezza degli intervalli tra le note. Tale ampiezza è in grado di esprimere una maggiore ricchezza espressiva. E' questo motivo tecnico che rende possibile al canto liturgico orientale molte più sfumature e una maggiore ricchezza di pathos rispetto a quello occidentale.

 

SCALA MUSICALE OCCIDENTALE

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