Blog cristiano ortodosso - Spiritualità, storia, teologia, patristica, musica, arte e non solo.
Lo scopo finale della musica non deve essere altro che la gloria di Dio e il sollievo dell'anima (Johann Sebastian Bach)
sabato 26 ottobre 2013
Il riposo di Monsignor Gabriele, Arcivescovo di Comana
venerdì 25 ottobre 2013
La Santa Sofia
venerdì 11 ottobre 2013
Il punto di vista Ortodosso sull'unità dei Cristiani
Dell’Archimandrita Placide Deseille
Estratto dalla rivista “Vjestnik Russkogo Hristianskogo Dvizenija”, n. 147, II – 1980, pp. 21-39; trad. A.S. in “Messaggero Ortodosso”, Roma, agosto-settembre 1986, n. 8-9, pp. 1-26.
1. Il concetto patristico dell’unità
Quando nel 1949 al congresso di Amsterdam fu costituito il Consiglio Ecumenico delle Chiese, l’arciprete G. Florovskij caratterizzò con le seguenti parole la posizione del teologo ortodosso in mezzo ai suoi colleghi che professavano un’altra fede: “Il teologo ortodosso può e deve rappresentare non solo l’attuale ‘Oriente’, quanto piuttosto l’antica cattolicità… Va da sé che l’antichità ha valore per quanto in essa ci fu d’integrale e di universale e non solo per la sua antichità. Nell’economia dell’ecumenismo l’ortodossia rappresenta il momento patristico”[1]. Naturalmente quest’integrità e sintesi di varie concezioni, proprie del rapporto delle prime generazioni cristiane nei confronti del Mistero della Chiesa, debbono essere adattate alle nuove necessità ed a situazioni senza precedenti. Tuttavia, fondandosi solo su di esse e cercando di non alterare nulla in esse, la Chiesa del nostro tempo troverà la via di una vivente fedeltà alla Tradizione.
venerdì 4 ottobre 2013
Sulla Santa Esichia del corpo e dell'anima
San Giovanni Climaco, Discorso XXVII
177. In quanto eternamente schiavi delle empie passioni e venuti a patti con loro, noi conosciamo in qualche modo come per esse siamo ingannati, i comportamenti che tengono, la dura tirannia, le malvagie astuzie e la violenza che esercitano gli spiriti del male sulla povera anima nostra. Altri invero per la potenza dello Spirito Santo si sono resi conto sul modo di allontanare le loro perverse suggestioni. Qualcuno infatti da Lui illuminato ha cominciato a capire cosa vuol dire essere stato liberato dalla sua affliggente malattia ora che ha riacquistato la salute; qualche altro che già sente il benessere della salute riacquistata fa induzioni e congetture sulla natura disanimante del morbo. Per parte nostra, paventiamo della nostra debolezza e quindi esitiamo ad affrontare il tema dell'esichia come del porto dell'anima, ben sapendo che c'è un cane appostato a questa tavola del santo convito, che ha deciso di rapinare l'anima sottraendo il pane dalla tavola e, portatoselo alla bocca, di correre lontano per mangiarselo in tutta tranquillità.
